Sea Watch e Sea Eye, il governo trova una soluzione: a perdere è ancora l’Europa




di LUCA SABLONE

Risolto finalmente il “caso Sea watch e Sea Eye” che aveva caratterizzato i dibattiti dei recenti giorni: i 49 migranti a bordo delle due navi delle ONG, dopo aver trascorso 19 giorni in mare, sono sbarcati a La Valletta. L’Italia ne accoglierà “poco più di dieci”, senza farsene alcun carico economico: la Chiesa Valdese si occuperà a proprie spese della gestione della situazione. La soluzione è stata trovata tra Conte, Di Maio e Salvini in seguito a ore di frizioni tra le parti in causa. Nonostante il Ministro dell’Interno avesse confermato la propria linea dura (“Non autorizzo sbarchi”), ha così commentato il compromesso raggiunto: “Soddisfatto, il governo è compatto sulla linea rigorosa, porti chiusi, lotta agli scafisti e alle Ong. Ogni nuovo eventuale arrivo dovrà essere a costo zero per i cittadini Italiani”. Sollevazione esplicitata da Eugenio Bernardini -  Moderatore della Tavola valdese - che ha dichiarato: “Ringraziamo chi, finalmente, ha contribuito a chiudere una pagina vergognosa e disumana della politica europea. Siamo felici di dare il nostro contributo e ci occuperemo di queste persone riconoscendo la loro dignità, come abbiamo sempre continuato a fare con tutti, anche con tanti italiani, di cui noi ci occupiamo quotidianamente”.

Migranti, l’Europa perde ancora

A perdere è ancora l’Europa, che si è mostrata inerme difronte a tale situazione: è ormai evidente l’incapacità dell’Ue di gestire in maniera umana queste tipologie di vicende. L’Italia, dal suo canto, ha offerto ospitalità, confermando i valori di generosità, accoglienza e sensibilità che da sempre orgogliosamente la caratterizza. Ma ciò non venga utilizzata come giustificazione per i prossimi arrivi: la linea rigida da mantenere deve essere impiegata come deterrente per tutte le attività lucrative diventate un vero e proprio business sulla pelle dei migranti (e degli italiani). A maggio ci si troverà ad un bivio: cambiare o continuare con questa Europa? Saremo chiamati ad un appuntamento cruciale, che connoterà inevitabilmente le nostre vite in qualsiasi ambito: dall’agricoltura alla sanità, dall’occupazione alla sicurezza, dall’economia alla gestione migratoria.




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