A decidere le aperture sarà R0 (R con zero)

Le fughe in avanti danneggiano i cittadini, sarà la scienza a dare il via libera entro la prima settimana di giugno

Da ore assistiamo a una polemica aspra tra il Governo e i Presidenti di alcune Regioni, che da qualche giorno provano ad anticipare i tempi della ripartenza. Zaia e Santelli si sono portati avanti, ma da un punto di vista scientifico, sarà il famoso fattore R con zero (R0) a decretare la fine del lockdown. Osservando i dati epidemiologici pubblicati da ISS e da influenti gruppi di studio, si nota che in Italia il virus ha viaggiato a 3 velocità: al Nord velocissimo, al Centro con velocità normali, al Sud, la velocità del contagio e l'incidenza del Sars Cov-2, risulta pressoché nulla. Pochi casi (spesso di ritorno), ma soprattutto meno persone in terapia intensiva. Ed è forse questo il motivo per cui molti imprenditori, molti amministratori spingono per una ripresa differenziata nella famosa "fase 2". C'è però un qualcosa che differenzia in maniera importante la pianificazione di una possibile fase 2, ossia la diversificazione dei sistemi sanitari regionali. Tradotto in parole semplici, significa che la Calabria, non ha gli stessi mezzi e strumenti del Veneto. Il fatto che Zaia abbia forzato la mano per inoltrare i veneti nella fase 2, non deve indurre in tentazione alcune Regioni del Sud, che francamente, pur essendo state colpite marginalmente dall'epidemia, non hanno ancora oggi adeguato il loro sistema sanitario. La Calabria non é la Svizzera del Sud, ha un sistema sanitario regionale fragile, che difficilmente potrebbe reggere a un aumento repentino dei contagi. Allora significa che la Calabria sarà l'ultima a riaprire? Non necessariamente, ma potrà farcela se la sanità territoriale si riorganizzerà e inizierà a fare molti piú tamponi e test sierologici. Un numero di tamponi intorno a 3-4 mila unità giornaliere, potrebbe bastare a mappare in poche settimane una fetta consistente della popolazione. Ciò potrebbe permettere una velocizzazione della fase 2 e soprattutto anticiperebbe la malattia, che verrebbe trattata nelle fasi iniziali e non in quelle finali che spesso possono risultare fatali a una fetta di popolazione con età maggiore di 70 anni. Potenziando le terapie intensive, quadruplicando i posti di sub intensiva, si potrebbe ripartire con maggiore tranquillità. La Calabria ha fatto tutto questo? Ancora no, dunque proprio per questo dovrebbe usare il lockdown per adeguarsi agli standard richiesti.

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