Modello Corea vs lockdown


Proviamo a fare un confronto tra il modello coreano e l'attuale lockdown

 In queste ore il dibattito è orientato sulla scelta del modello da usare per rallentare i contagi. I principali esperti si confrontano e provano a capire quale sia il modello più affidabile e più redditizio anche in termini economici. Proviamo a fare una panoramica sui principali modelli adottati nel mondo per limitare il contagio.


Modello Corea -Il modello coreano si fonda principalmente sulla mappatura totale della popolazione mediante tamponi che vengono effettuati in strada, in centri specializzati, a domicilio. Il modello si basa su un concetto cardine: trovare i contagiati e isolarli in quarantena dopo averli identificati e tracciati. I soggetti sono sottoposti a un controllo telematico, le loro attività sono tracciate attraverso una app che rileva sempre la posizione. Tutti i cittadini, attraverso l'applicazione, sono in grado di capire se un contagiato è vicino, se si sta avvicinando a un locale, se sta violando la quarantena. Ogni violazione è sanzionata dalle autorità. Un modello simile è utilizzato a Taiwan, dove non si sta attuando il lockdown e dove le attività produttive, seppur con restrizioni, continuano a essere aperte. I dati di Corea e Taiwan sono incoraggianti, i casi di positività sono poche centinaia. Il modello permette di avere una mappatura del contagio in real time.

Diverso é il modello adottato da Cina e Italia, che hanno utilizzato un lockdown con misure di distanziamento sociale e controllo attraverso le forze di polizia. I cinesi hanno anche tracciato mediante sistemi di geolocalizzazione la totalità della popolazione. Il modello coreano a differenza del modello italiano e cinese, ha permesso e permette di tenere aperte le attività. Una sorta di fase due controllata attraverso i sistemi di geolocalizzazione e tracciamento. Tuttavia ,va detto che in un momento difficile come questo, é inverosimile credere di poter tenere in casa l'intera popolazione per più di qualche mese. I costi economici e sociali sarebbero enormi. Proprio per questo si valuta un modello compatibile con le abitudini di vita occidentali. La maggior parte degli italiani, oggi stremati da un lockdown di quasi un mese, cederebbero volentieri un minimo di privacy pur di fermare il contagio, in attesa di un farmaco o un vaccino, che purtroppo, ancora non si vedono all'orizzonte. Proprio per questo il comitato tecnico-scientifico valuterà le ipotesi più valide da adottare in Italia. É essenziale innovare e limitare il contagio, non importa a che prezzo. O forse si?



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