Sars-Cov-2 una opportunità per puntare su ricerca e innovazione

Il nostro Paese esporta da anni grandi cervelli, scienziati di assoluto livello che lasciano l'Italia a causa della mancanza di fondi da utilizzare per le linee di ricerca. I budget sono ridotti, dunque, dopo qualche anno di sacrifici, decidono di accettare le proposte che altri Stati esteri gli recapitano. Avviene da anni, ma da anni, continuano a mancare le risorse per la ricerca e l'innovazione, o se esistono, sono davvero troppo esigue. La pandemia di Sars-Cov-2 ha fatto tornare alla ribalta la scienza, qualcosa di straordinario se si pensa che in tv, da anni ci andavano personaggi privi di capacità, clown e spesso soubrette prive di intelligenza. Un quadro desolante. E proprio la pandemia ci ha invece spinti a considerare come validi,  i nostri migliori scienziati, ormai ospiti fissi di ogni talk.

Proprio per questo, ora che la scienza ha finalmente ripreso gli spazi che le spettavano, dobbiamo sforzarci di concludere il dipinto,  portando a termine un capolavoro che potrebbe dipingere un futuro roseo. L'orizzonte temporale è di medio o lungo termine, ma con le giuste dosi di investimenti, potremmo recuperare quel gap che da anni ci impedisce di primeggiare. Il Covid ci ha insegnato che i nostri investimenti in testing erano totalmente insufficienti,  ha mostrato il lato debole di una sanità divenuta azienda, di un sistema sanitario arretrato e sbilanciato verso il privato. Non ce ne vogliano gli amici lombardi, ma forse è arrivato il momento di ripensare il modello di sanità che loro stessi hanno scelto. Si è dimostrato un modello insufficiente a una sfida seria come quella del Coronavirus.  Se negli anni si fosse investito di più in Uti che in posti per i privati, oggi i numeri dei decessi sarebbero inferiori. E questo va detto per dare almeno un segnale alle famiglie di quanti sono morti a causa di una assistenza sanitaria non sufficiente. Il tempo ci darà risposte, ma oggi il nostro Paese deve rivedere i modelli sanitari, integrando la telemedicina e la sorveglianza epidemiologica, in un sistema classico che oggi non è sufficiente.

Il virus ci ha sorpresi, ma ora bisogna ripartire creando appositi centri Covid, in cui le migliori intelligenze dovranno coordinare i gruppi di ricerca. Per far questo la politica deve uscire dalle corsie, deve tenersi lontana dalle nomine. Si riscoprirà il merito, la competenza, mentre andranno a casa i primari con la tessera, i camici bianchi nominati dai partiti, quegli stessi partiti che da anni tagliano risorse alla salute,  e che oggi hanno anche il coraggio di attaccare chi magari, ha solo un decimo delle colpe. E non ce ne voglia Renzi, ma la sua frase infelice è anche parecchio ipocrita, visto che anche il suo Governo ha tagliato le risorse alla sanità,  contribuendo quindi alla distruzione di un modello sanitario, che fino a 10 anni fa, forse avrebbe retto all'onda d'urto del Covid. A volte, il silenzio è la scelta migliore, ci rifletta Senatore.

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