Salvini arretra, ma anche le altre forze politiche devono guardarsi al loro interno


 Scrivo questo articolo in una serata in cui in buona parte d'Italia la Lega non sfonda, anzi perde consensi e pure molti ballottaggi. É la serata in cui il leader della Lega non parla delle sconfitte a Legnano e Lecco, roccaforti leghiste, in cui però festeggia il primo Sindaco leghista in Calabria. Ventiquattro ore in agrodolce. Prima il dolce dell'archiviazione, poi la sconfitta bruciante nei ballottaggi. Poche storie, la Lega arretra e in tante zone d'Italia stenta a raggiungere il 5%. Questo turno amministrativo risolleva il Pd di Zingaretti, che ottiene anche la modifica dei decreti sicurezza. Un colpo a Salvini,  grazie alla maggioranza 5 stelle,  che introduce anche una specifica norma dopo la barbara uccisione di Willy. Di Maio esulta, Di Battista osserva e prova a mediare con i senatori, i quali però vogliono proseguire l'esperienza governativa (non tutti). Casaleggio bombarda, minaccia, addirittura accusa gli eletti di essersi dimenticati dei princìpi del M5S. I parlamentari non ci stanno e gli rispondono a muso duro, con la base che assiste sconcertata a una lotta intestina che certamente si sarebbe risparmiata. In fondo la base chiede ascolto, riconoscimento dei meetup, partecipazione e Stati generali. Nessuna guerra, le guerre provocano vittime, e M5S non può permettersi altre battute di arresto. Ma resta un bivio: creare una alleanza strutturale sui territori con il Pd, oppure ricostruire lentamente la propria identità dicendo qualche sano "no" agli alleati di governo? È tempo di fare autocritica,  di tornare tra la gente, di prendere insulti, ma soprattutto di promuovere il merito. Le imprese attendono la defiscalizzazione,  il Covid morde, non c'è tempi da perdere, si pensi a una nuova piattaforma programmatica, si aggiorni l'agenda, o tutto diverrà tremendamente complicato.

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