Instabilità e leggi elettorali. Tutta colpa del Rosatellum

C'è chi sostiene in queste ore che tutti i partiti hanno scelto Draghi perchè incapaci di agire e soprattutto perchè non avevano il coraggio di affrontare una eventuale finestra elettorale nei prossimi mesi. Sarà, ma quel che é certo, è che questa legislatura è quella con più terremoti, una legislatura nata precaria e mai al sicuro a causa di una legge elettorale che ha praticamente fatto si che non ci fosse una maggioranza senza che opposizione e maggioranza si sedessero a un tavolo. È l'instabilità tipica di un'Italia soggetta alla crisi dei partiti. Sono bastati due spregiidicati giocatori come Salvini e Renzi per terremotare ben due governi, e non è detto che la loro furia omicida si sia placata del tutto. L'attuale legge elettorale dovrà essere cambiata, lo richiede la riforma del taglio dei parlamentari,  visto che verranno ridisegnati i collegi e il prossimo Parlamento avrà 345 eletti in meno. Non sappiamo che tipo di legge ci sarà, ma è chiaro che molte forze politiche potrebbero concordare su un proporzionale. Le forze in campo potrebbero condurre una campagna elettorale in solitaria e magari allearsi in seguito per far valere i voti. È probabile che verranno introdotte le preferenze e che nel prossimo Parlamento ci sarà una leggera predominanza del centrodestra(questo dicono al momento i sondaggi). È lecito attendersi che gli umori di diverse forze politiche saranno condizionati dalla spinta e dalle proteste della base, disorientata al cospetto di scelte politiche che in parte non sono state comprese. Non sarà facile parlare di modifiche di leggi elettorali con una crisi economica che morde e con una serie di riforme ferme al palo. 

Le istituzioni europee hanno l'obiettivo di creare dei governi europeisti e privi di spinte populiste. Questo potrebbe essere uno dei motivi che hanno spinto Grillo a far cambiare collocazione al gruppo M5S, e Giorgetti a normalizzare una Lega che in Europa siede accanto ai lepenisti e Afd, gruppi non certo di destra moderata. Con il riassorbirsi dell'ondata populista, Grillo punta a collocare M5S nella famiglia del partito dei verdi o nell'area del socialismo europeo. L'idea è quella di rinsaldare il progetto di Conte, collante tra forze diverse e propulsore per il M5S del futuro, un Movimento più partito, più organizzato e meno attento a spinte populiste e proteste tipo quella dei gilets gialli francesi cavalcata qualche anno fa da Di Battista. Una istituzionalizzazione di una forza nata populista e in procinto di ricollocarsi in una vasta famiglia europea. Andrà così o ci sarà la nascita di un nuovo soggetto politico in grado di catalizzare quei voti oggi dispersi nell'area non voto. La storia insegna che dopo i "terremoti politici", nascono delle forze estreme. Forse, la scelta di Draghi, peraltro operata dal Quirinale, avrebbe dovuto tener conto di questi eventi storici. Nei prossimi mesi capiremo se nello scenario politico ci sarà spazio per nuovi soggetti politici in grado di scongelare quell'area voto che nemmeno M5S nei 10 anni precedenti, era riuscito a movimentare.  


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